Nuovo Museo della Grappa: il DOVE non nasce dal caso.

 
 

La nuova sede del Poli Museo della Grappa si trova in uno dei più antichi edifici di Schiavon, accatastato già nelle mappe Napoleoniche del 1810, situato a fianco della sede delle Poli Distillerie.

Apparteneva a Beniamino Poli, uno dei tre figli di GioBatta, il fondatore della Distilleria; fu poi acquistato nel 1982 dai bisnipoti di GioBatta Poli, Giampaolo, Jacopo, Barbara e Andrea.

Dal 2007 è di proprietà del Poli Museo della Grappa. E qui passiamo la parola a Mr. Jacopo Poli, che ci racconta questi luoghi attraverso le generazioni. Non inizia con “C’era una volta”, ma è una grande bella storia.

Quanta vita è scorsa all’’interno di questo edificio in mattoni rossi! Se questi muri potessero parlare vi direbbero che:

Là dove ora c’è la sala d’ingresso del Museo, in una porzione del piano terra e al primo piano, fino alla fine degli anni ’50 abitò Beniamino Poli con la moglie, il figlio Battista e la nuora Milena. Poi subentrò la famiglia di Luigi Pettenon con Elsa e i loro tre figli, che condivisero la restante parte del piano terra con il deposito attrezzi e macchinari dell’Anas fino al 1994. Nell’attuale seconda sala del Museo dagli anni ’50 fino alla fine degli anni ‘70 hanno vissuto affiancate a piano terra le famiglie del sig. Bertoncello, ceramista, e del sig. Piero Peca e successivamente quelle della signora Maria Rossi e quella del sarto Antonio Dalla Valle.

Nel 1960 Toni Poli e Teresa, novelli sposi, andarono ad abitare al primo piano dell’edificio, in una stanza di circa 50 metri quadrati – dove ora è in mostra l’alambicco mobile di GioBatta Poli – e vi crebbero i loro quattro figli, Giampaolo, Jacopo, Barbara e Andrea. I loro vestiti furono cuciti dal sarto che abitava al piano di sotto. Dove ora c’’è dell’ascensore si trovavano i due bagni, uno a piano terra e uno al primo piano, utilizzati in comune dalle quattro famiglie, mentre dove ora c’’è il punto vendita del Museo si trovava una piccola barchessa ad uso legnaia e allevamento di conigli della famiglia Pettenon. Dove oggi si trova il parcheggio del Museo, un tempo c’era l’orto a cui Luigi Pettenon si dedicava con zelo ogni sera, al ritorno dal lavoro presso le Ferrovie e Tranvie Vicentine.

Essendo l’’abitazione sprovvista di acqua potabile, Toni Poli ne portava ogni sera a casa un secchio dal pozzo della distilleria e lo appendeva al gancio della cucina. Teresa con un mestolo ne dava ai figli: era la migliore acqua del mondo. Toni Poli era un padre molto severo e non consentiva ai suoi figli di scendere a giocare a piano terra per non disturbare le altre tre famiglie, in particolare la signora Elsa che aveva un carattere intenso. Era consentito giocare solo su un terrazzo, oggi demolito. Se si giocava a pallone sul terrazzo e la palla cadeva da basso, bisognava aspettare il ritorno del padre Toni la sera affinché la riportasse di sopra.

Ai quattro figli non era consentito andare in giro in bicicletta. Si usciva di casa solo per andare a scuola o a messa, a piedi.

Il 6 novembre 1971, dopo la morte del padre Giovanni, Toni si trasferì con la sua famiglia nella casa paterna annessa alla Distilleria, dall’altro lato del cortile.

Dal 1985 al 1995 Andrea Poli adibì la stanza al piano terra precedentemente abitata dal sig. Piero Peca a sala prove per il gruppo musicale hard rock “Black Hole” di cui era il bassista. La stanza venne soprannominata il “Dancing Days”.

Barbara Poli abitò al piano terra, nella stanza del sarto, dal 1991 fino al 2000, quando iniziarono i lavori di ristrutturazione del vecchio edificio e di costruzione della parte nuova. I lavori sono terminati dopo dieci anni, il 19 luglio 2010 e il Nuovo Museo è stato aperto il 25 agosto 2011.

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